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Dimitrov: un pozzo di scienza tennistica che spiana la strada al sogno.

Questa notte ho acceso su sky alle 00,05 per sbirciare Dimitrov. Nel pezzo precedente, commentando il post match di Musetti avevo fatto gli auguri al bulgaro.
Dopo il primo game di Dimitrov al servizio, filato via veloce, sullo 0-15 nel secondo game servizio Alcaraz, Dimitrov vince il punto. Sullo schermo appare la statistica ‘rally length’ e si ferma a 17 scambi. E lì, in quel preciso momento, ho capito che era finita. Finita. Che oggi non era aria per il giovane murciano.
2 game dopo hanno inquadrato il collo proteso di Ferrero, lungo, con lo sguardo interrogativo verso il suo pupillo. Come a non capire cosa stesse per succedere. Sul cappellino la scritta El Pozo.
El Pozo in Spagna è una specie di prosciuttificio nella comunità murciana.
Ferrero, guardava con occhio critico Alcaraz, ma nello stesso tempo pensava al pozzo. A quel pozzo di scienza tecnico tennistica che è Dimitrov. Una scuola tennis vivente e itinerante. Da over 30 ha trovato gli stimoli e la passione per creare tennis oltre i limiti, dal nulla. Il pozzo, con altri significati, compare anche nel vangelo, ma ieri, nella notte italiana tutti hanno potuto abbeverarsi alle fonti del sapere tennistico e placare la loro fame di tennis guardando una finzione e comprendendo che Dimitrov era momentaneamente assente.
Nel senso che non era lì. Li c’era la bellezza stilistica, ma l’anima era traslata altrove. In un altrove non di terra, in una quinta dimensione.
Dentro la sincronicità e la perfezione del 17, di quei piccoli segnali universali inspiegabili che magari vivono per una sola notte. Ci danno una mano divina. Io ero sicuro che Dimitrov avrebbe vinto. Ho scritto ad un amico che finiva 62 61, alla fine del secondo game.
Dimitrov, nel secondo set, vedo ora, ha avuto una palla break sul 4 a 1 per salire 5 a 1 . E’ andato vicino a chiudere 62 61.
Alla fine del primo set, comprendendo che era finita (già sul 2 a 0 del primo), sono andato a dormire perché volevo tentar di sognare la seconda parte, il finale che più mi piaceva. 🙂
Così è andata. Una vera lezione. Non solo per Alcaraz, ma per tutti noi che dall’esterno abbiamo assistito a giocate quasi al limite del possibile. Non so che fine farà Dimitrov nel torneo (non ha importanza), ma grazie di tutto Grigor.
Questo era il gioco che doveva proporre Musetti, soprattutto l’atletismo di Dimitrov che si muove come un ballerino.
Non è da meno rispetto ad Alcaraz. E questo, oltre all’anticipo su tutto il fronte, fa tutta la differenza di questo mondo.

Piacentini Gianluca
postato 29-3-24 alle ore 11,00

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