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Wimbledon, la finale: Berrettini ha dentro di sé il tennis per devastare, ma sarà un match giocato sul controllo delle emozioni.

Qualsiasi persona che trae più vantaggi che svantaggi, dagli eventi casuali e imprevedibili, anche dentro un match di tennis, è “antifragile” e somiglia a No-vax Djokovic. Più il gioco si fa duro, e più soluzioni trova. Persino il tifo contro o a favore dell’avversario, è uno stimolo a centrarsi e ritrovare sé stesso, diventando infrangibile.
Nella sua testa pensa :“ sai come mi rimbalza bene il pubblico!”
Tornando al pezzo di domenica 4 Luglio, alla fine, come da pronostico, chi usciva dallo spot di Berrettini (Zverer , Aliassime) e, quindi, Berrettini, sarebbe approdato alla finale contro Djokovic.
La foto postata per il pezzo era eloquente. Djokovic e Berrettini in allenamento. E sentiti come finalisti.
Il pronostico si palesava attraverso un semplice ragionamento su attitudine ed età. Nella parte più in basso del tabellone, un Medvedev ancora poco incline a giocare su questi campi, senza soluzioni e varianti. Un Federer che, a essere sinceri, se gira male il primo set con Sonego e, Sonego smolla la tensione per via della “Sindrome da Leggenda”, poteva girare male. I primi segnali inquietanti, Federer, li aveva già palesati a tratti con Norrie (addirittura al primo turno con Mannarino che si è ritirato per infortunio). E poi, l’età e i riflessi e tutto il resto. Era un Federer al 70% quello di ottavi e quarti. E lo dice uno che simpatizza per lo svizzero da 20 anni. Seguendo Hurkacz, invece, lo vedevo crescere e farsi pericoloso. Per via di un gioco che si adatta bene all’erba e per un servizio a tratti perfetto (ha funzionato male con Berrettini, per il fatto che dall’altra parte della rete c’era Berrettini che non gli dava modo di fare gioco – lo teneva a laccio corto). Sul polacco avevo fin ipotizzato (mica tanto per scherzo) che potesse fare finale. Berrettini permettendo. 😊

Berrettini, di contro, si è mantenuto calmo dopo aver buttato 3 palle break nel secondo set con Auger-Aliassime. Nel terzo, il dramma era dietro l’angolo, ma col servizio e un Auger-Aliassime in tensione emotiva, si è tirato fuori dal guado. Il giro di boa per Matteo è stato quel match carico di tensione emotiva. I due sono anche amici e compagni di allenamenti. Da lì, Berrettini, ha fatto altro salto di qualità importante. Ha messo altro tassello fondamentale per affrontare la semifinale un po’ più in discesa e in fiducia. La fiducia viene strada facendo.
I quattro semifinalisti di quest’anno sono tutti grandi servitori. A riprova del fatto che su erba spesso arrivano agli step finali giocatori che servono bene e con continuità.
Berrettini è il più potente e sicuro. Spesso prende rischi e serve delle seconde molto pesanti. Parte con la testa della racchetta basculante stile mannaia e ci va giù pesante. Una sassata sibilante e implacabile. Usa bene anche lo slice e qualche volta il kick. Hurkacz, cerca più gli angoli con lo slice, ma serve bene anche piatto. Usa anche il kick alla bisogna. Spesso ha usato il kick per buttare fuori Federer sul rovescio. Shapovalov varia molto bene è ha delle velocità di crociera pesanti. Su erba i servizi mancini sono sempre brutti e intrattabili.
Djokovic trae notevoli vantaggi da questo colpo e, alle volte, serve quasi due prime. O, comunque, ragiona su una prima a ¾. Cerca il piazzamento con precisione. Nel primo turno con Draper abbiamo visto un Djokovic piazzare 25 ace. Primo turno a Wimbledon, sempre pericoloso, il serbo si è fatto trovare pronto. Serve bene quando “serve”. In queste ultime stagioni, il servizio gli ha dato una grande mano per tirarsi fuori dai guai. Ivanisevic, ‘cavallino pazzo’, a qualcosa è servito.

Mai come quest’anno è un Wimbledon di frontiera. Molte teste di serie importanti saltate e 3 giovani approdati alle semifinali. Manca all’appello Nadal, fuori Federer. Qualcosa sta cambiando.
L’unica certezza rimasta, per la vecchia guardia, è Djokovic.
Djokovic, che ha palesato una sicurezza da fenomeno nel controllare i vari match. Ha speso poco, ha agito più con il linguaggio del corpo e la personalità che con del tennis giocato. Si è preservato. Può preservarsi. Può vivere di rendita a 35 anni. Ogni punto è studiato a tavolino. Il team di Djoko usa fare Data Mining profondo. Percentuali e uso del servizio, precisione sul quando tirare e quando smollare. Dieta calibrata, ore di sonno calibrate, stretching millimetrico.
Quando, raramente, si trova con le spalle al muro, usa anche qualche stratagemma poco ortodosso.
E’ raro. Ma può accadere.
Però, mi sento di dover fare una precisazione su Djokovic. Guardando il match con il giovane Shapovalov, ho notato che su una superficie così, che richiede prontezza di riflessi e velocità nelle reazioni, Djokovic si è trovato a tratti in difficoltà nel gestire il canadese. La palla di Shapovalov è più penetrante e veloce. Djokovic , a tratti, cortissimo, cercava di anestetizzare il contesto. Shapovalov ha un’altra velocità, e Djokovic ha dovuto solo attendere che nel primo e nel secondo set il canadese arrivasse all’errore (grave) per via della tensione emotiva. Avevo già segnalato Korda e Shapovalov come due ragazzi in un dominio emotivo e incerto. Ancora in fase di maturazione. Shapo ha un tennis stellare e arriverà a piazzare qualche colpo.
Matteo, che tipo di sistema dovrà usare per mettere in difficoltà il Serbo.
Pare più essere un esame di ‘Sistemi e Processi’ che una partita di tennis. Berrettini, 30 ace con lode! Per battere un giocatore come Djoko, bisogna entrare anche nel tipo di sistema maniacale che usano loro per preparare una partita.
Se torniamo un po’ indietro, negli anni 70-80, ci si concedeva sicuramente qualcosina in più fuori dal campo senza inficiare sui risultati. Oggi, diventa un po’ più difficile.
La questione fondamentale qui, come abbiamo detto in passato, è quella di cercare di smontare le certezze del Serbo. Il tennis gira così. Di portarlo in un dominio di incertezza. Berrettini ha dalla sua una potenza di fuoco. Anche come presenza in campo può mettere paura. Come nei quarti a Parigi, quando saliva, deve imporsi di stare sulla linea di fondocampo. Non arretrare nemmeno in risposta. A costo di regalare qualche punto, deve usare la tecnica del “Petto in fuori”. Mai arretrare. Se si sente di rischiare, deve rischiare. Anche in momenti particolari e delicati. Usare il servizio cercando a volte le due prime a ¾ piuttosto che la prima secca. Questa è più una partita che si può vincere creando pressione con la presenza e la prestanza. Con la posizione sul campo.
Tecnicamente.
Deve usare il rovescio tagliato lungolinea- incrociato per potersi aprire il campo con la frustata di dritto. Anche in contropiede. Se Djoko viene buttato fuori dal campo col dritto, usare – senza abusare – la smorzata. Berrettini ce l’ha nel sangue quel colpo. Stare sempre attaccato alla linea di fondo. Djoko gioca profondo, finché non trova resistenza sugli 11,88 metri lineari. Se si va dietro di 50 cm intorno ai 12,38 metri si entra in un dominio dove il Serbo ti squadra e comanda. Sembra che a parlare qui, sia il team di Djoko. Fanno anche questi conti sui metri lineari. Di sicuro.
Non pare necessario spaccare a tutta col servizio. Conta molto tenere delle prime a ¾ piazzate. Andare in percentuale. Non regalare nulla, come fa il serbo. Giocare una partita in sicurezza, di personalità, a “Petto in fuori”, ma senza esagerare.
Quello che più conta è non perdere campo e lasciare che le danze le guidi il Serbo. Così diventa il Tourmalet per Berrettini che rischia di evaporare.
Per mettere in pratica questo tipo di gioco, è necessario essere liberi da pressioni emotive. Quindi, liberi dalla pressione per una finale, liberi dalla pressione in generale, perché Djokovic ne mette tanta (ma anche lui è sotto pressione. Ci tiene tantissimo al GS – durissima portarlo a termine).
Berrettini dalla sua ha una velocità di palla e una potenza che Djokovic non regge più. La chiave è nel forzare la pressione emotiva per liberare i colpi e giocare come sa. Ha dimostrato di essere tranquillo nella partita con Hurkacz. Tranquillo come se giocasse con Santopadre in un sabato italiano alla Canottieri Aniene. O nei campi sotto casa. Questa è l’unica chiave. Con Hurkacz non ha mai perso il servizio. Credo lo abbia perso due volte in tutto il torneo. Dato pesante a favore di Matteo. Che dà grande fiducia.
Il tennis per mettere all’angolo Djoko c’è. Ripeto, rimane un grande punto di domanda su quale sia l’approccio emotivo alla prima finale contro il numero 1. Nessuno può entrare nella mente di Matteo.
Questa finale carica di tensioni da ambo le parti, si giocherà tutta dentro una bolla neuronale. Matteo ha anche il “dovere dell’immaginazione”. Non si vince solo di pallate, ma anche di istinto. Osservare e sapere come . Osservare i piccoli dettagli. Tirare e sapere quando. Distinguere tra cosa è utile e cosa è bello. Qui sta la chiave per forzare gli eventi. Berrettini lo ha imparato.
Dall’altro lato della strada, c’è un Djokovic assimilabile a un ‘ Free rider’, simile, ma nel senso tennistico. Ha vissuto di rendita sulla suggestione leggendaria dell’imbattibilità, vedendo crollare come birilli i suoi avversari.
Il pronostico.
Djokovic ha tutto dalla sua: confronti diretti con Matteo, esperienza, quote dei bookies, indecifrabilità tipica del campione e il fatto che sia (anche) una finale Slam.
I contro: la pressione di dover vincere e salire a ¾, la potenza e velocità dei colpi di Berettini incontenibili (anche da lui), il fatto di non sapere quale Berrettini avrà di fronte (ha dei ricordi non troppo buoni di Parigi, quindi un po’ di tensione ci sarà).
Berrettini non ha nulla da perdere. Se riesce a traslare il campo in un semplice campo della Canottieri Aniene e a giocare libero da troppi pensieri può stare in partita. E fare partita.
Servono bene tutti e due. Berrettini meglio. Djokovic serve bene quando “serve”.
Non credo sia un problema per Berrettini finire sotto di un set all’inizio. E’ importante trovare il ritmo giusto e trovare le sue sensazioni, la gioia di giocare (che lui ha introitato da sempre – da quando era piccolo quando giocava con Jacopo, il fratello).
Credo sia una partita minimo di 4 set. Berrettini libero da emozioni ha delle possibilità!
Non penso che Berrettini possa prendere 3 set a 0. E’ quasi più probabile che li prenda Djokovic se Berrettini scatena la tigre libero da pensieri. Ma non è un match da 3 set a 0 questo. Perché Berrettini riuscirà a rompere l’emotività e perché, di contro, Djokovic riuscirà a tratti a spostarlo e farlo giocare come a Berrettini non piace.
Potrebbero esserci più tie-break, ma non è detto. Il match sarà, a mio parere , oltre i 4 set. Non è detto siano tirati. Berrettini ha un servizio che impressiona. E può brekkare. E’ salito anche in risposta. Con un‘ apertura alare grandiosa riesce a gestire degli slice esternissimi e a tenere la palla bassa e insidiosa.
Si giocherà in una bolla di sensazioni da tenere a bada, ma Berrettini ha il “dovere dell’immaginazione”.
Creare di continuo, variare il gioco e non dimenticarsi la linea di resistenza a 11,88 metri lineari. Rispettarne un intorno se possibile. No a retrocessioni! 😊
Posso pensare a un match che finisce anche al quinto.
Dove può anche prevalere Matteo. Dico Matteo in 5 set.
Si spera di sentire un po’ di pubblico dalla sua parte. Attenzione perché il pubblico fa da volano alla tigna del Serbo.
Si esalta come se fosse una questione personale. La testa e la tenuta sono superiori.
Una piccola specifica. Io ho detto Matteo in 5 mettendo davanti la questione emotiva. Non sono uno che vuole proteggersi e coprirsi in un pronostico. Come a dire: “ Se Matteo perde è colpa dell’emotività”. Non è così, nel senso che l’aspetto emotivo io non lo vedo in questo momento in cui faccio un pronostico. L’aspetto emotivo si vedrà solo in corso d’opera a match iniziato. Se succederà che Djoko vincerà in lotta (su pochi episodi), vorrà dire che Matteo sul tennis è alla pari o addirittura superiore, ma Djoko è ancora un po’ avanti sul fattore emozioni e nella capacità di rendere alla bisogna. Berrettini, col tennis che ha dovrà dimostrare che arriverà quanto meno avanti allungando il match. “ Quanto peserà – a posteriori -l’aspetto emotivo rispetto ai colpi (più forti)”. Vedremo se Matteo è vicino, e ha un livello di tennis per poterlo battere nelle prossime uscite. Magari a NYC.
Una piccola particolarità senza significato, ma divertente. Scorrendo l’albo d’oro del torneo si trova la vittoria di Djoko nel 2011. Poi, da lì, due anni in cui vincono Federer e Murray (2012, 2013), poi ancora torna Djoko nei due anni successivi (2014, 2015), poi ancora Murray e Federer (2016, 2017), poi ancora Djokovic per due volte (2018, 2019). Nel 2020 non si è giocato e nel 2021 Federer e Murray hanno perso prima della finale.

Una piccola serie che ho notato e che ripete un certo schema. Nulla di importante.

Buona finale e buon divertimento.

Piacentini G.

Postato il 10-7-2021 alle 15,20 a meno di un giorno dalla Finale.

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