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Alcaraz, un pugno in faccia alla vecchia generazione. Con tanto affetto!

Alcarezza (soprannome da me inventato per via di qualche carezza transumana), una carezza in un pugno, più pugni che carezze, vince Madrid lasciando le briciole ai suoi avversari e frantumando la resistenza di Nadal e Djokovic. Uno via l’altro. Van via insieme! Il terzo, Zverev, però, era davvero stanco. Forse avrebbe perso lo stesso, però la programmazione degli orari a Madrid è fuori controllo. E non solo a Madrid.
In due articoli del 2021, avevo già ventilato che Alcarezza potesse entrare nel gotha a breve e si era detto che Berrettini doveva sbrigarsi a tentare di vincere uno Slam, perché prestissimo sarebbe arrivato anche altro spagnolo ingestibile. Da lui gestito bene in Australia. Ma quello visto qui a Madrid è già altrove. E fuorimano proprio. Non era difficile prevedere questa scalata nei primi mesi del 2022. In questi termini così distruttivi magari no, ma insomma, le stimmate del campione ci sono tutte. Costruito, ma talentuoso. Altrimenti Ferrero non lo avrebbe preso. Sì può costruire una macchina da guerra, se sotto c’è anche il talento su cui strutturare il sistema. L’hardware senza un buon software è rumenta. Intendo dire che se prendi un altro – uno a caso che gioca anche bene – e lo tiri su con metodi militari, non è detto che diventi Alcaraz. Easy. Ho letto di paragoni assurdi con Federer. Gira attorno al dritto come Federer (cit.). Per carità, lasciamo perdere paragoni assurdi coi tecnicismi e la mano di Federer, con la classe innata. Con le movenze. Tutto. Non c’entra nulla.
Alcaraz non c’entra nulla nemmeno con Nadal.
Può essere un’evoluzione di Djokovic, questo sì. E’ abbastanza profondo coi due fondamentali e li fa frullare nelle due direzioni, millimetricamente sulle righe. Pilota automatico innescato. Robotizzato. Inchiodato al campo. Anche su una spianata di ninfee, ha la coordinazione piedi-equilibrio per fare bene. E’ inchiodato al campo. Se il campo centrale di Madrid fosse un fazzoletto, con un supervisor Orwelliano che li controlla e tira d’improvviso lo straccetto da sotto i piedi ai 2 contendenti, Alcaraz ha gambe talmente veloci che volerebbe senza cadere. Orwell, piace anche ai teorici del complotto, quei teorici che potrebbero pensare a un microchip 😊 nelle fasi successive di preparazione. Impiantato sotto pelle ad Alcaraz per controllare live alcuni tempi e alcuni indici e misure mediche. Con quel tipo di clan che han messo su, non è da escludere che non ci abbiano pensato. 😊 Il mondo del tennis, ormai, va in una direzione “violenta”. Torniamo alla realtà. Su Alcaraz, ancora: elasticità a livello di spostamenti e cambi di direzione improvvisa, incredibile. Copertura totale. Forma della testa uguale al Serbo. Ovalizzata. Tenuta mentale, sembra nella direzione del serbo. Resetta e riparte. Concentrazione massima. Cannibalismo peggiore rapportato all’età. Somiglia più a Djoko in generale. Tira più forte, però con più sicurezza. E’ più automatico del serbo. Copre ancora meglio. E’ Bilocato. E’ già alla premiazione, mentre si sta ancora giocando. E’ sempre avanti un decimo, nel timing, rispetto alla massa. Lo pensi a destra mentre hai occhi sulla palla, ma te lo trovi a rete o a sinistra. La bilocazione tridimensionale di Alcarezza, è il nuovo sistema. L’evoluzione degli allenamenti, quasi contro natura. Attenzione (però) che poi la natura si può rivoltare.
Alcaraz è in un dominio ad alto funzionamento quanto a ripetitività di certi schemi e nel “resettare e ripartire”. Poi ha la carezza, come si diceva. Il drop shot. Facile da produrre, quando nel tennis globale e totale che gioca Alcaraz, puoi tirare un colpo e sapere già dove rimanderà l’avversario. La velocità e la potenza che ha, con l’occhio sulla palla, fanno si che sappia già dove finirà il colpo successivo dell’avversario. E’ una velocità 4.0, industriale. E’ industria pesante ma anche pensante. Con una sicurezza mentale incrollabile.
A proposito dei paragoni con Federer, lo svizzero a 16 anni spaccava racchette, si tingeva capelli e non ne azzeccava una. Dopo i 21 anni ha iniziato a ridimensionare la questione e a fare sul serio.
Alcaraz è un prodotto da laboratorio, con il suo clan che controlla ogni minimo particolare. Sin dai 14 anni. Quando Federer spaccava le racchette e bestemmiava, questi insegnavano ad Alcaraz già tantissime cose. La calma, la tattica e lavoravano su muscoli e velocità. Talento precocissimo. Iniziando a vincere un po’ prima forse durerà qualche anno meno di Federer e Djokovic. Qui sta altra diversità fondamentale.
Correndo come cavalli, con velocità che sono qualche km sopra a quelle dei Federer- Nadal questi giocatori sono sottoposti ad un rischio maggiore di infortuni (ma il clan ha pensato anche a questo! Con esercizi mirati per addolcirli 😊). Quindi, ripeto, prima di far previsioni sugli Slam (20) di Alcaraz, andiamoci piano. Vincerà tantissimo di certo (anche tantissimi Slam), ma tante variabili entrano in campo per ripercorrere una carriera come quella dei 3 fenomeni.
Non si sa se, a un certo punto, Alcaraz mandi a quel paese un clan che lo tratta da soldato sin dai 14 anni. Se inizia a vincere a 19 a 27-28 non sappiamo come la veda. Fare previsioni precise, non è possibile. Fenomeno che vincerà parecchio.
Dovranno tarare la programmazione in modo da non sollecitare le giunture e i legamenti. Tirano molto più forte di Federer e Nadal. Il gioco è a copertura totale del campo con sassate continue sulle righe. Il Gioco richiede condizioni psico-fisiche mantenute nel tempo, fuori dalla portata di persone “normali”.
Anche se è un tennis che non mi piace quello a copertura totale e violenza permanente, gli auguro di avere una buona carriera.
In generale, da anni, non sono felice della direzione che sta prendendo il tennis. Troppo pesante perché i fisici possano reggere sul lungo negli anni. E troppo fisico, con pochi tecnicismi.
A Roma si fermano. I consiglieri sono buoni, ma la strada è lunga.
A me Alcaraz non piace. Essendo evoluzione violenta di Djokovic, non mi dice nulla. Ma siccome il mondo, in tutte le sue sfaccettature, è diventato un’arena, si andrà cercando un gladiatore munito di elmetto e con parecchie ore da impegnare sul rettangolo. Per la gioia di grandi e piccini.

Piacentini G.

Postato il 9-5-22 ore 16,43

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