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Djokovic tenta di arginare l’attacco della “Next Gen”. Abdicare? Solo dopo aver battuto il record di Slam di Federer.

Domani si giocheranno le semifinali del Masters.
Il 13 Novembre avevo fatto dei pronostici scrivendo: “ Meno sorprese dovrebbe portare il gruppo rosso, dove Medvedev e Zverev dovrebbero passare. “ E ancora: “ Djokovic come ‘primo’ e poi uno tra Rublev o Ruud”.
I due giocatori che evidenziano più problematiche – in un torneo come questo , con questa formula – sono Berrettini e Tsitsipas.
Nonostante le varie motivazioni sempre citate dagli addetti ai lavori, i due rispetto agli altri 6 sono i più emotivi. Sono quelli che nel gruppo degli 8 paiono più ‘umani’.
E allora, allego qui due righe trovate in un articolo on-line per aprire una riflessione su emotività e infortuni.
“Uno dei modelli più accreditati è quello di Andersen e Williams (1998): il modello stress-infortunio. Secondo gli autori, una situazione stressante può generare una risposta di stress che varia lungo un continuum ed è strettamente legata alla valutazione cognitiva individuale (quindi al significato che l’atleta attribuisce) rispetto al fattore esterno. In particolare, Andersen e Williams individuano tre categorie di variabili che sembrerebbero influenzare la risposta dell’atleta: personalità (ansia di tratto, perfezionismo), storia degli stressor (eventi di vita maggiormente stressanti, precedenti infortuni) e le strategie e le risorse di coping. Il meccanismo postulato da questi autori per spiegare la relazione tra stress ed infortunio coinvolge sia la sfera attentiva sia quella somatica. Possiamo ad esempio pensare a quanto riferiva Hans Selye già negli anni 50: “ogni stress lascia una cicatrice indelebile, e l’organismo paga per la sua sopravvivenza dopo una situazione stressante, diventando un po’ più vecchio”.
Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2018/05/infortunio-sportivo-stress/”.
E’ uno spunto in più che vale la pena di approfondire.

Ma veniamo a noi, ora. Cosa potrebbe succedere nel torneo tra Sabato e Domenica. Djokovic è Padre. Djokovic è Goat dei cervelli. Djokovic è il bigliettaio del parco divertimenti Djokoland. Conosce ogni singolo gioco alla perfezione. Djokovic è quello che ti sorprende e ti rovescia a testa in giù quando sei troppo sicuro di te. Ti ridimensiona. Ma sa anche ridimensionarsi dopo un devasto (vedi Finale Us Open – lì è cosa a parte però, era lui inquietato per la grandezza dalla vicenda – lo scrissi mesi fa) e uscirne più umile e tranquillo. Trova sempre una soluzione. Ed è il migliore di tutti a trovarla in corso d’opera. A match iniziato.
Nella prima semifinale incontrerà Zverev. Uno Zverev molto migliorato in tutti i settori del gioco. Al servizio e nella pressione da fondo che gli permette poi di variare da incrociato in lungolinea. Ma anche nella sicurezza automatica sulla profondità. Durante il torneo, però, ha palesato momenti di emotività nei punti chiave. Ancora. Dove conta e quando conta con Djokovic non ha mai vinto. Lo ha impensierito agli Us Open per crollare al quinto. Io le Olimpiadi le considero meno. Su Zverev ci sono delle perplessità evidenti sul fatto di tenere duro quando si tratta di dare la spallata finale. Ha passaggi a vuoto evidenti e pause di riflessione troppo lunghe. I tre set della formula sballata potrebbero avvantaggiarlo. A questi livelli non puoi permetterti di lasciare nulla al caso. Se fosse solo una questione tecnica e di potenza direi che Zverev potrebbe portarla a casa. Ma Djokovic sa che ancora per 1 anno almeno gestirà Zverev in questi frangenti.
Sarà una partita lottata ma, in qualche momento chiave, girerà ancora a favore del Serbo. Possibile che non vada così? Difficile. Vedo uno Zverev pronto tecnicamente e come colpi, più consapevole, più forte fisicamente ma con ancora qualche falla emotiva.
Dovrebbe essere una partita lottata che porta a casa Djokovic in due set tirati. Possibile un terzo.
Djokovic sa che qualche giovane presto lo batterà dopo NYC. Sempre possibile. Potrebbe essere stressato anche qui nella semifinale.
Le falle emotive vanno eliminate da parte del tedesco noioso. Tutti questi match si giocano solo su qualche punto. E li esce quasi sempre il più esperto ad alto livello. Chi le ha già vissute sulla sua pelle. E chi ha già in bacheca tanti titoli Slam.
Non c’è verso. Dopodiché sarà partita molto combattuta. 52% Djokovic e 48% Zverev. Il due su tre, ripeto, avvantaggia Zverev. Sembra paradossale ma è così.

Medvedev, invece, incontrerà Ruud nell’altra semifinale. Nei precedenti confronti diretti sono 2-0 Medvedev . Medvedev fa della spinta di precisione e della mobilità la sua prerogativa principale. Ruud è meno naturale nel toccare la palla, mentre Medvedev ha una spinta da dna. L’uscita della palla dalle corde è più controllata. Ha un movimento che finisce con la testa della racchetta dietro la schiena; non sembra, ma esercita più controllo sulla traiettoria. Ruud serve abbastanza bene e spinge bene col dritto con cui trova anche dei buoni incroci. Giocatore intelligente con una grande resistenza fisica e buona mobilità. Anche lui, fa parte di quei giocatori che non si rassegnano all’evidenza, ma aspettano il calo dell’avversario per procedere. E’ un’evoluzione – venuta meglio – del burocrate Onnipotente Battistino Agut, lo spagnolo. Ogni tanto segue a rete quando colpisce e stringe gli angoli. Inizialmente sembrava automa con qualche riga di codice mancante , ora varia e si accanisce fino all’ultimo punto. Medvedev, invece, sta imparando qualche variazione sul tema corri e tira sulle linee: spesso anche da 3 metri fuori campo. Ma la sua corteccia motoria è diversa dal tennista medio. Il processo motorio è in lui pauroso e stordente.
Intendiamoci, tirare sulle linee e tenere profondità richiede maestria. Quindi tanto di cappello. E’ un po’ noioso Medvedev, ma gioca un tennis difficile e potente. Ai limiti. A volte ti chiedi come possa tirare (lì) da posizioni fuori dallo spazio-tempo. Fa tutto bene. Ora segue anche a rete se necessario. Giocatore completo che può ambire alla prima posizione mondiale.
Tra i due il favorito è Medvedev , per come si sono svolti i lavori fino a qui.
In due set, forse. 70 % Medvedev – 30 % Ruud.

Cambiando discorso,
pochi giorni fa Gaudenzi (Presidente ATP) ha esternato la sua opinione sul Masters. Eccola : “ Un evento che poi si svolge con la formula dei round robin, coi migliori 8 e il più forte che vince. Lo trovo un format stupendo (ohhhh) e da italiano sono orgoglioso e felice di avere un italiano in gara”.
Per carità, ognuno la vede come vuole, ma Gaudenzi fa parte di quel gruppo di persone che ha poco chiari i metodi quantitativi veri e ben più chiara la Filosofia del Diritto. Il notabile, il burocrate e il Filosofo del diritto; di solito, qui da noi, in tal caso, si parla di cadregaro-democristiano. Figura predominante nei palazzi del sistema italiano. Che, infatti, dopo anni di non concorrenza, è commissariato.
Gaudenzi non dovrebbe rispondere ad apparati politici. Abbia il coraggio di cambiare alcune storture. Lo ricorderemo come quello del cambiamento. E’ al vertice. Magari, inizi a dare una vera spinta al cambiamento su cose che sono ferme da anni e non funzionano benissimo. Una di queste è la “formula Masters”.
Dopodiché, nulla contro Gaudenzi. Ma ha poco senso parlare di formula stupenda. Per tanti motivi che sono visibili a una persona che usa il pallottoliere. Se deve essere un circo di fine anno, allora va bene. Come riserva inseriamo anche Enis Togni che passa sulla bici a una ruota, con Medvedev che tenta di abbatterlo con servizi a 230 km/h. Per ogni volta che lo prende, aumentiamo il premio finale del 2 %, ma solo nel caso vinca tutti e 5 i match e finisca imbattuto. Ma mi pare che la gente si divertirebbe di più e lo stesso in altra maniera. Con trame, ingressi improvvisi di riserve, calcoli astrusi, regole sul numero dei match giocati che lasciano a desiderare, si crea caos. Il tennis è sport a eliminazione diretta. Continuiamo su questa strada. Ci pensi su Gaudenzi. E non faccia conti sul fatto che la formula ‘piace’(mah) alla maggioranza e per questioni di introiti o altre questioni nebulose, allora ci ostiniamo a tenere la barra ferma e a non cambiare mai nulla. Avrebbe successo anche la formula a 16 giocatori con eliminazione diretta. Con finale 3 su 5. E magari, dopo aver fissato le prime 4 teste di serie da classifica, estrarre gli abbinamenti. Avrebbe ancora più successo, ed è forse per questo che non la applicate? Ci saremmo anche risparmiati le tribolazioni sulla decisone di Berrettini e inutili polemiche polarizzanti nei confronti di Sinner. Alimentate ad hoc per fare audience.

Ci si risente prima della finale. Che doveva essere 3 su 5. 2 su 3 non ha pathos. Non rende onore al vincitore.

Buone semifinali a tutti.

Piacentini G.

Postato il 19-11-21 alle ore 19,00

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